I nostri sinceri auguri

Leggendo i programmi di eventi, passati e dei prossimi mesi, di diverse associazioni, società scientifiche, organismi vari in ambito dipendenze, nella parte finale c’è sempre una voce ” l’evento è rivolto a..” seguono le varie professioni in ambito dipendenze. In quelle poche righe si palesa una modalità relazionale potremmo dire, una postura dei servizi cosi come dei decisori politici: una difficoltà che si maschera da ovvietà, ovvero quella di non riuscire a considerare i beneficiari dei servizi i destinatari delle politiche sulle droghe, persone cittadini che hanno il diritto a poter partecipare ai vari tipi di incontri che li riguardano in prima persona”

Non è una questione di diritti negati, o meglio palesemente negati. C’è una cultura, un approccio che ben conosciamo dietro il non considerare “ovviamente” persone da invitare ai vari convegni in ambito dipendenze, proprio le persone destinatarie di servizi e politiche sulle droghe e le dipendenze. Cambiare questa cultura, superare i paradossi che generano lo stigma e l’esclusione sociale che invece proprio servizi e politiche dovrebbero combattere fa parte della nostra mission come associazione. Essendo un fatto culturale, siamo ben consapevoli che non si tratta solo di invitare, di aggiungere ” persone con esperienza diretta, beneficiari dei servizi, diretti interessati” tra le persone a cui la conferenza si rivolge. Sappiamo benissimo che non si riempiranno le sale dei convegni solo grazie a un invito, ma sarebbe certamente un segno di cambiamento. Riconoscerci come cittadini che hanno il diritto, potremmo dire il dovere, ad interessarsi e partecipare alle cose che ci riguardano crediamo faccia parte delle azioni di cura, in senso ampio, cosi come delle politiche in ambito droghe: è la tanto sbandierata lotta allo stigma, l’inclusione sociale, che dovrebbe motivare la scelta di aprire la partecipazione alle varie conferenze proprio a noi diretti interessati. E sia chiaro, se non si fosse capito, non ci riferiamo a noi come ITANPUD APS: noi partecipiamo in rappresentanza, prendiamo parola, cominciamo ad essere riconosciuti. Ci riferiamo invece a tutti coloro che sono direttamente interessati, ai beneficiari dei servizi, che non necessariamente devono fare attivismo per avere il diritto ad essere coinvolti in un convegno territoriale dei servizi, oppure a quello di una società scientifica. E’ un piccolo gesto, si tratta di aggiungere altre voci tra quelle delle persone a cui si rivolge il convegno o l’evento di settore. In realtà è un gesto di rottura con un paradosso cristallizzato, rottura di una catena che ci zavorra a un proibizionismo introiettato che ha fantasmizzato le nostre identità. Forse si incomincia a notare l’anomalia, l’eccessiva quasi abnorme sproporzione di presenza tra persone con esperienza diretta e professionisti, esperti, studiosi delle cose che però non vivono. Sia chiaro chi ci conosce lo sa: sia ben lontani dal discorso ” non hai vissuto non puoi capire”. Qui si parla di un diritto che è stato culturalmente negato e di realtà della politica e del socio sanitario che hanno in parte introiettato e in parte favorito il consolidarsi di questa negazione fino a farla essere normalità. Noi vogliamo prima di tutto smontare la maschera della normalità: no, non è assolutamente normale che in ambito droghe, parlino tutti, ma veramente tutti, tranne che chi le usa: è un po semplificato ma è cosi. Altrettanto anormale e che nessuno partecipi, anche in veste di semplice partecipante non parliamo necessariamente di relatori, tra chi le cose le vive direttamente. Per questo nel 2026 ci auguriamo di vedere dei congressi, eventi territoriali, che nelle loro locandine, materiale social di presentazioni, abbiano attenzione nel promuovere e favorire la partecipazione delle persone a cui le loro realtà si interessano. Auguriamo quindi serene feste a tutti e un Buon Anno 2026 che sia un anno di cambiamenti e superamenti.

ITANPUD APS

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