Ma non è Palombella Rossa…..

Nel chiedere di cambiare “ufficialmente” sui testi di legge alcuni termini c’è un significato più importante che riconoscere il fatto che le parole sono importanti: forse ammettere che si è sbagliato e fatto solo danni nel promuovere stigma ed esclusione sociale anche con le parole, che insieme alla legge, vogliono punire.

Tre le proposte che abbiamo presentato alla conferenza nazionale sulle droghe al tavolo tecnico n° 4, che si occupa di riduzione del danno e servizi rivolti a persone che usano droghe, due riguardano in modo specifico la legge 309/90. La prima proposta riguarda la convocazione della stessa conferenza nazionale, normata dall’articolo 1 comma 15 del titolo primo ” Degli organi e delle tabelle”. L’articolo in oggetto, che è bene specificare, chiarisce anche quale è il senso e l’obiettivo della conferenza stessa, legifera anche in merito ai soggetti che devono essere convocati, ogni 3 anni, alla conferenza dal “Presidente del consiglio dei ministri in qualità di presidente del Comitato nazionale di coordinamento per l’azione antidroga” ( funzione oggi delegata al DPA). La nostra prima richiesta riguarda proprio i soggetti che devono essere convocati: noi chiediamo siano aggiunti agli attuali ” soggetti pubblici e privati che esplicano la loro attività nel campo della prevenzione e della cura della tossicodipendenza” le ” associazioni costituite dai consumatori attivi in qualità di beneficiari dei servizi o comunque destinatari delle politiche anche se non beneficiari dei servizi”. E’ un ovvio richiamo al protagonsimo dei consumatori, delle persone che usano droghe: lo stesso sistema che a parole vuole curare, includere, non stigmatizzare, in realtà, nel lingauggio, nei fatti, della 309/90 ne decide la stigmatizzazione più ipocrità, nonchè l’esclusione sociale a partire dal linguaggio, perchè nessuno può essere incluso se non riconosciuto come persona. Ma parliamo di una legge che punisce il consumo, violando diritti umani, opprimendo e causando danni alle persone: non possiamo meravigliarci, ma possiamo opporci. Avere la possibilità di dire la nostra, in un tavolo di lavoro istituzionale, compiendo un azione di advocacy, è un modo di opporci. E chiedere che è tempo di cambiare. Tempo di abbassare le maschere dell’ipocrisia istituzionale, e cominciare a vedere l’assurdità di una legge che vorrebbe, prendersi cura senza riconoscere la dignità, senza riconoscerci come persone, come cittadini che hanno il diritto di partecipare alla costruzione delle politiche e dei servizi che li riguardano. E visto che, a dirla tutta, veniamo dagli anni indegni in cui eravamo palesemente offesi come persone, con ovvietà umiliati e possibili di catene e altre umiliazioni in nome di un prendersi cura da parte di qualche benefattore che per la nostra guarigione era culturalmente autorizzato a calpestarci dignità e identità, ecco siccome come una volta mi disse una grande attivista ” devono ancora chiederci scusa”, credo sia ora di prendere atto della necessità di un cambaimento. Ovvero : è ora che della necessità di un cambaimento ne prenda atto chi ha più potere di attuarlo. Siamo persone, siamo cittadini che devono, partecipare, negarlo, oggi nel 2021 è un gesto di ignoranza e prevaricazione. Il gesto che il DPA, dipartimento politiche antidroga, ha fatto invitandoci come associazione di persone che usano droghe alla conferenza è un gesto di civiltà, un primo gesto di civiltà che deve avere il suo seguito. Le associazioni di consumatori, non siamo ne l’unica ne la più rappresentativa, ne la più “anziana”, come noi potevano partecipare e devono poter partecipare alla conferenza perchè ha un significato ben preciso. La seconda proposta invece non fa riferimento a un articolo preciso del testo di legge ma a tutto il testo! Abbiamo infatti, con audacia provocatoria, chiesto di sostituire in tutto il testo di legge la parola tossicodipendente con ” persona che usa droghe ” oppure ” persona con dipendenza” o ” persona con uso probematico” in base alla specifica necessità del testo suddetto. Ieri 26/10 nella seconda giornata del tavolo tecnico n 6, dedicato al reinserimento socio lavorativo, il Dott. Hassan Bassi di Forum Droghe ha fatto un istanza simile. Ha infatti chiesto di fare una mozione a nome del gruppo partecipante al tavolo per ” cambiare questa terminologia offensiva e stigmatizzante” ed adeguarla a quanto raccomandato dal glossario internazionale. Ma aldilà del famoso detto di Nanni Moretti nel film Palombella Rossa, c’è una questione che ha a che fare con il linguaggio e la trasmissione culturale dello stigma. Lo stigma si trasmette anche attraverso le parole, anzi le parole giocano spesso un ruolo fondamentale nello stigma e nell’interiorizazzione dello stigma. Faremo tutto il possibile perchè in queste relazioni finali che arriveranno alla conferenza e poi come indicazioni al Governo,venga mantenuta questa istanza, che come ITANPUD abbiamo chiesto ma siamo certi che, oltre Forum Droghe, molte altre associazioni, delegati istituzionali, non avrebbero affatto difficoltà ad unirsi al nostro appello per cambiare il linguaggio e renderlo più rispettoso della dignità umana, e meno stigmatizzante. Si tratterebbe in fin dei conti di fare quello che a livello internazionale avviene, ad esempio, in sede ONU con raccomandazioni e linee guida che riguardano, ovviamente, anche la sfera della comunicazione come parte fondamentale per realizzare politiche e pratiche di approccio, rispettose della dignità e dei diritti umani. Dobbiamo assolutamente insistere e sollecitare perchè la terminologia stigmatizzante venga abbandonata e sopratutto se ne riconosca il potenziale devastante a livello culturale. Le proposte fatte ai tavoli tecnici come ITANPUD e Forum Droghe, devono essere accolte e se ne deve riconoscere la necessità in un ottica di cambiamento ed evoluzione che questa conferenza può significare.

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