L’impressione e il desiderio: ITANPUD alla conferenza nazionale “sulle droghe”

In questi giorni si stanno tenendo i tavoli preparatori per la (purtroppo ancor poco) famosa conferenza nazionale sulle droghe che, dopo ben 12 anni di attesa, è stata indetta dalla presidenza consiglio dei ministri e dal dipartimento per le politiche antidroga DPA (il che alle mie orecchie, devo dire, in parte suona come un evidente paradosso dal momento che io vedo quel colossale fallimento della war on drugs e delle politiche “ anti”). La conferenza è prevista per il prossimo 27-28 novembre a Genova: tra i presenti spiccano 140 esperti in rappresentanza di Amministrazioni Centrali, Regioni, Province Autonome, Servizi per le Dipendenze Pubblici e Privati, Società Scientifiche e Società Civile.
Tra i presenti ci siamo anche noi: ITANPUD APS Questo mi sembra un dettaglio assolutamente non trascurabile, tutt’altro: ho come l’impressione (e nel peggiore dei casi, il desiderio) che la presenza di noi che utilizziamo sostanze illegali ad un tavolo di confronto istituzionale sia un evento di portata storica, e ne sento il potenziale rivoluzionario.
Mi piace immaginare questo momento come un primo passo e che aprirà la strada verso il coinvolgimento realmente attivo di noi consumatori sulla definizione delle politiche che ci riguardano da vicino e che da anni subiamo sulla nostra pelle: stigma sociale, pregiudizio ed esclusione (come può una società che non riconosce a tutti lo stesso diritto alla vita, alla dignità e all’autodeterminazione parlare di inclusione??), sanzioni amministrative, misure restrittive della libertà ed incarcerazione, decreti sulla custodia dei nostri figli, assenza di servizi sanitari adeguati di riduzione del danno, anche rispetto al problema dei contagi da hcv-hiv e a tutte le conseguenze in termini di salute, poca attenzione alle differenze di genere, nonché a quelle di cittadinanza, qui intesa come il fatto di avere un documento d’identità come cittadino italiano che ti identifichi degno di ricevere “cure” e “diritti” ( almeno in teoria) a discapito di chi questo documento non ce l’ha.
Un coinvolgimento attivo che sia mezzo per un cambiamento a livello politico e sociale ma che sia anche una presa di consapevolezza da parte di noi users: per troppi anni siamo stati definiti come persone incompetenti, incapaci di assolvere ai propri doveri e di conseguenza incapaci di rivendicare dei diritti, incapaci di prendere decisioni sulle nostre vite, in una parola incapaci di autodeterminare le nostre scelte. Questa visione non ci rappresenta. La presenza delle pud in un dibattito politico ha un valore aggiuntivo per me proprio in quanto persona che, assumendo delle droghe, viene giudicata come incompetente o poco credibile per il solo fatto di usare una sostanza, come se l’aspetto del consumo cancellasse di colpo tutto il resto di me, le mie emozioni, le mie aspirazioni, i miei desideri, le mie capacità, le mie competenze. Io mi oppongo a questa visione riduzionistica e pregiudizievole, totalmente distante dalla realtà.
Allora questa occasione è un modo di ribadire l’importanza di far sentire la nostra voce non solo come depositari di saperi e conoscenze, ma come cittadini in grado di apportare cambiamenti significativi e costruttivi all’interno della comunità di cui facciamo parte. Anche se anni di proibizionismo ce li hanno tolti, è il momento di iniziare a reclamare i nostri diritti.

Marta Cavallaro

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