Abbiamo scritto una lettera per ribadire che lo stigma è una danno e che le parole lo possono ridurre

Sofia Gentile- Itanpud

Sofia Gentile, attivista ITANPUD, presenta la lettera che il direttivo dell’associazione di promozione sociale, ha inviato al direttore del quotidiano “Il Messaggero” in replica a un articolo in cui il Dott. Barra di Villa Maraini ipotizzava di correllazioni tra dipendenze e coronona virus

Quando l’articolo del Messaggero in cui Barra sostiene una serie di cose riguardo persone che usano
droghe e covid-19 ha iniziato a girare nelle nostre reti ( mail, chat varie ecc) il primo stupore è stato per le affermazioni riguardo elementi di tipo sanitario. A dire il vero gli altri nelle chat varie sono più immediati e diretti nel commentare e condividere , io ho bisogno di un po più di tempo e mi colpiscono alcuni punti precisi che poi mi tornano come istantanee. Mi hanno invitato a scrivere qualcosa che presenti la lettera. Allora dico quello che più mi ha colpito dell’articolo in oggetto.

La prima cosa che più mi ha colpito è quella sul linguaggio: la cosa triste è che a parole come “ tossico” “ tossicomane” “ malato di droga” ci si è tristemente abituati. Ma non dovremmo mai rassegnarci a questo linguaggio. Anche se i primi ad esserci abituati sono purtroppo molti consumatori: è stata la prima cosa che ho pensato.

Fa parte della  nostra “mission” invece dire questo:  chi consuma droghe ha come rischio anche e sopratutto che si parli di lui in modo dispregiativo e stigmatizzante. La gravità è che sia normale cosi, descrivere le persone che consumano droghe come un gruppo a parte della specie umana addirittura con diverse reazioni a un virus, vedere i consumatori come un agglomerato umano distante da tutto il resto della società.Non dobbiamo mai stancarci di evidenziare quanto sia stigmatizzante usare ancora parole come tossici e non vedere la persona in se ma solo sottolineando una, solo una, delle tante azioni che la persona fa.La cosa più tragica sono le conseguenze della cultura proibizionista dove le stesse persone che usano droghe non vedono alcun problema ad essere definiti tossici… perché è cosi ..sono convinti dalla società, poi ci siamo noi,  i consumatori che si ostinano a ribadire che siamo persone prima di tutto, non definibili certamente dal proprio consumo .

“Sarà un giorno in cui la civiltà compie un piccolo passo in avanti, quello in cui voi Direttori, Redattori, con una bella “matita rossa” trancerete tutti quei termini come “tossici”, “ tossicomani” “malati di droga” o “tossicodipendenti” per sostituirli con una terminologia non offensiva e stigmatizzante come “ persone che usano droghe” oppure “ persone che usano droghe per via iniettiva “, come per altro raccomandato dalle Nazioni Unite tramite l’Organizzazione Mondiale della Sanita, UNAIDS,e UNODC, termini regolarmente utilizzati dalla stampa internazionale e dalla letteratura scientifica”

qui la lettera per intero

Speriamo che la lettera venga pubblicata dal Messaggero come speriamo che giri sui social e venga letta da più persone possibile e si diffonda quello che potrebbe aiutare a cambiare le cose: un po di spirito critico verso il linguaggio stigmatizzante che genera ragionamenti a loro volta…. stigmatizzanti. Per questo, ostinati, continueremo anche a scrivere lettere e contrastare in ogni modo le conseguenze della cultura proibizionista. 

Sofia Gentile

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